Al Teatro Galli arriva l’Odissea tascabile di Marco Paolini

Ulisse odissea tascabile di marco Paolini

Buongiorno e bentornati sul Blog dell’Hotel Corallo Rimini.

Oggi parliamo ancora di arte, condividendo con voi uno degli eventi che si terrà al Teatro Galli di Rimini.

Torna il 5 febbraio 2019 al Teatro Galli Nel tempo degli dèi – Il calzolaio di Ulisse, lo spettacolo di Marco Paolini e Francesco Niccolini, per la regia di Gabriele Vacis, che mette in scena il più noto e importante romanzo epico della letteratura occidentale.

Inserito all’interno della sezione “Altri percorsi”, lo spettacolo che andrà in scena al Galli di Rimini segue le tracce di Ulisse, un personaggio che Paolini esplora fin dal 2003, con la prima rappresentazione al Teatro Piccolo Strehler di Milano, a cui seguirono altri importanti allestimenti, arricchiti dalle musiche di Giorgio Gaslini e Uri Caine, e dalle suggestive scenografie di Arnaldo Pomodoro.

Ma a quale Ulisse pensa Paolini?

Quale delle tante sue “anime” viene portata all’attenzione del pubblico? Il mito o l’uomo? L’eroe forte e temerario o piuttosto l’Ulisse viaggiatore e invecchiato che vaga incerto nel tempo degli dèi?

Il calzolaio di Ulisse racconta in fondo la storia di un “ex” (ex guerriero, ex eroe, ex cantore), ora impegnato a mostrare il suo lato umano, costretto a giocare a dadi con il destino e con gli dèi.
E’ un calzolaio che cammina senza meta con un remo in spalla quello che ci fa conoscere Paolini, e lo fa con la delicatezza e, insieme, la forza espressiva che contraddistingue il suo teatro.

Come da profezia dell’indovino cieco, il fantasma di Tiresia, questo Ulisse pellegrino si nasconde, non mostra la sua vera identità, inventa storie sul suo conto.
È un Ulisse sofferto e “vissuto”quello al quale pensa Paolini.
Un uomo ormai vecchio e sopraffatto dagli eventi, da più di vent’anni lontano dalla sua terra, dalla sua donna e da un figlio mai conosciuto.
Nonostante la consapevolezza di essere giunto all’epilogo della sua esistenza terrena, questo Ulisse continua a mentire, a celare, eppure, nonostante tutto, ad incantare chiunque lo incontri e lo ascolti parlare.

«Perché Ulisse più lo conosci e più ti porta lontano: e la distanza è la condizione essenziale per comprenderlo e cantarlo. Perché di questo si tratta: un canto. Forse il canto.
Antico di tremila anni, passato di bocca in bocca, e di anima in anima: il soul per eccellenza. Perché questa è la storia dell’Occidente, e tutto contiene: dal primo istante, quando nulla esisteva, e un giorno cominciò a esistere, a partire proprio da quelle misteriose, ambigue capricciosissime entità che questa storia muovono: gli dèi.»

E’ così che descrive Paolini il suo spettacolo. Una sorta di Odissea tascabile, cresciuta poi nel tempo, nei suoni e nello spazio, fino a raggiungere la dimensione epica che più gli appartiene.

Francesco Niccolini, coautore dello spettacolo, aggiunge: «Non volevamo raccontare le solite storie di Ulisse.
Per questo siamo andati a scandagliare altre fonti, per capire come tradire Omero restando fedeli alla tradizione».

Gabriele Vacis pone infine l’attenzione sulle figure degli déi, vero motore della storia e catalizzatori delle pulsioni di tutti gli altri personaggi: «Sono stati da subito gli dèi al centro del lavoro, per una circostanza ai nostri occhi lampante: le grandi migrazioni alle quali assistiamo, le decine di migliaia di persone in fuga dalla miseria e dalla guerra verso il nord e l’ovest ci raccontano che siamo noi gli dèi: accogliamo, respingiamo, giochiamo con il destino altrui e, come le divinità omeriche, agiamo in maniera irrazionale e incomprensibile».