“Avevo un bel pallone rosso” al Teatro Galli

“Avevo un bel pallone rosso” al Teatro Galli

“Avevo un bel pallone rosso”: dalle filastrocche alla lotta armata

 

Andrà in scena il prossimo 23 novembre “Avevo un bel pallone rosso”, uno dei più interessanti testi di prosa inseriti nella programmazione 2018 del Teatro Amintore Galli di Rimini.
Dopo aver ricevuto per 4 stagioni di fila, dal 2012 al 2016, il consenso unanime di pubblico e critica di mezza Europa, il bellissimo testo di Angela Demattè, qui riproposto dalla regia di Carmelo Rifici, produzione LuganoInScena, torna in Italia in occasione del 50° anniversario del ‘68, la stagione di protesta politica e ideale che avrebbe cambiato per sempre le sorti del nostro Paese.

Già vincitore del Premio Riccione 2009, Premio Golden Graal 2010 e Premio Molière per l’allestimento francese, e interpretato magistralmente da Andrea Castelli e Francesca Porrini, “Avevo un bel pallone rosso” ripercorre, attraverso il drammatico racconto del rapporto col padre, la progressiva quanto inevitabile discesa di Margherita (Mara) Cagol nella strada senza ritorno della lotta armata.

Il titolo è ripreso da uno scorcio di filastrocca che la Margherita bambina annotava con innocenza sul suo diario (“…avevo un bel pallone rosso e blu, ch’era la gioia e la delizia mia…s’è rotto il filo e m’è scappato via..”).
La regia invisibile di Rifici riesce a trasportare lo spettatore all’interno delmondo allucinato e sanguinario delle Brigate Rosse in maniera quasi inconsapevole, come se la discesa agli inferi a cui gli stessi protagonisti non possono sottrarsi riguardasse da vicino anche lui.

La crescita di Margherita viene rappresentata sul palco attraverso gli intensi dialoghi che scandiscono il rapporto con il padre, un uomo dolce e al tempo stesso severo che sogna per la propria figlia un avvenire radioso.
Quest’ultimo però non accorgendosi che Margherita si allontana sempre di più dal mondo della piccola borghesia cattolica in cui è cresciuta, per inseguire i propri lati oscuri da cui è attratta in modo quasi ossessivo.
L’escalation di Margherita-Mara, prima studentessa modello, poi figlia testarda e un po’ ribelle, passa attraverso l’incontro con Renato Curcio – personaggio che non si vede mai, ma che è protagonista almeno quanto lei – con cui avrebbe teorizzato e fondato le Brigate Rosse fino a diventare una lucida e impietosa terrorista.

A fine rappresentazione gli applausi sono quasi liberatori per quella che appare, ancor prima che il racconto di un pezzo di storia del nostro Paese, come una drammatica rappresentazione di un tenero quanto inesplorabile rapporto padre-figlia.