Prugnolo: gusto d’Aprile!

Il prugnolo: una gioia per le papille gustative!

 

 

Cos’è il prugnolo? Beh, chi abita nei dintorni della Val parecchia sa che ad aprile nei prati incontaminati avviene un piccolo miracolo di gusto!

È infatti legato alla tradizione di San Giorgio (che ricorre il 23 aprile). Si prevede infatti che nei giorni legati a questa data faccia capolino questo fungo dal gusto molto particolare, leggermente aspro, intensamente aromatico e dalla consistenza tosta e compatta.

Il suo nome scientifico è Calocybe Gambosa, e ha una particolarità molto interessante: praticamente si riproduce disegnando cerchi nel terreno. Chi ne è goloso riesce a individuare l’itinerario del ceppo del fungo attraverso le mezzelune che traccia tra arbusti di biancospino, rosa canina, ginepro e lo stesso prugnolo (prunus spinosa, alberello dai frutti viola, simili a piccolissime prugne).

Il gusto del prugnolo: è perfetto per tagliatelle!

Noi dell’hotel Corallo, come ormai sapete, adoriamo collezionare i tesori della gastronomia locale. Il nostro chef Giuliano Auletta ama scoprire i gusti e i sapore del mare e dell’entroterra.

Ecco perché ha scelto di portare a casa una bella quantità di prugnoli e conservarli gelosamente sott’olio. Siamo pronti a deliziarvi di sapore!

Il prugnolo va cucinato con delicatezza: le nostre azdòre lo amano come condimento per la pasta. Si fa un soffritto leggero con cipolla, aglio sedano e carote, una volta appassite leggermente le verdure, si aggiunge il fungo prugnolo spezzettato grossolanamente. Il prugnolo deve cuocere pochissimo, per mantenere intatte note olfattive e tutto il gusto possibile. Le tagliatelle così saranno veramente ottime! Per mantenerle scivolose, dopo l’aggiunta del sugo di prugnolo basterà emulsionare un po’ di buon olio EVO e poca acqua di cottura alla pasta.

Questa sorta di ragù delicato di prugnoli è ottimo anche per la polenta, che assume così un gusto primaverile e intensi profumi di bosco!

Una sola raccomandazione: raccoglietelo grande e senza rastrello!

Il prugnolo è stato vittima di raccolte senza scrupoli che ne minacciano l’esistenza. Per questo ora la legge italiana prevede dei limiti di raccolta: il cappello deve essere almeno 2 centimetri ed è vietato raccoglierlo con rastrelli o con attrezzi che possono rovinare l’humus con le spore e le micorrize  presenti nel terreno e necessarie per la riproduzione.